Disuguaglianza e debito. Prima parte

Fonte immagine: Paradisi Fiscali in Europa e nel Mondo: Lista Aggiornata
Di Andrea Stocchiero, FOCSIV
Nell’ambito della Campagna Cambiare la rotta (Home – CAMBIARE la ROTTA), di cui FOCSIV è promotrice con molte associazioni cattoliche e non, presentiamo qui alcuni fatti sul rapporto tra disuguaglianze e debito grazie al World Inequality Database (WID), che fornisce accesso aperto al più ampio database sull’evoluzione storica della disuguaglianza economica. Aggiornato annualmente dal World Inequality Lab in collaborazione con una rete globale di ricercatori, rappresenta lo sforzo più aggiornato e coordinato per misurare e monitorare la disuguaglianza a livello mondiale. Di seguito riportiamo e commentiamo alcuni dati chiave estratti dal WID di quest’anno e che fanno riferimento al rapporto tra disuguaglianze tra Stati e debito dei paesi impoveriti.
La prima disuguaglianza fa riferimento al fatto che vi sono una manciata di piccoli Paesi ricchi che si caratterizzano per essere paradisi fiscali. Luoghi dove la legislazione consente di proteggere grandi capitali pagando poche tasse, usufruendo di una segretezza che rende difficile capire chi possiede cosa. Di conseguenza è in questi paesi che si rifugiano grandi ricchezze che sfuggono all’imposizione fiscale dei paesi di origine, tra cui molti paesi impoveriti.
Elite imprenditoriali, finanziarie e politiche traggono vantaggio di questi paradisi a svantaggio delle popolazioni dei paesi dove queste ricchezze sono state estratte e lavorate. La fuga di questi capitali con l’elusione ed evasione delle tasse, rende i paesi impoveriti meno capaci di pagare i debiti.
Di seguito i dati dal WID.
Le 10 economie più ricche del mondo in termini di reddito pro capite hanno una popolazione piccola o molto piccola e sono note per essere paradisi fiscali
Nel 2023, la maggior parte delle economie più ricche del mondo – per reddito nazionale pro capite – sono piccole nazioni con una popolazione inferiore a 1 milione, o addirittura 100.000 abitanti, con Singapore che è l’unica eccezione tra le prime 10.
I paesi o le giurisdizioni con una popolazione inferiore a 100.000 abitanti rappresentano solo lo 0,01% circa della popolazione mondiale, ma hanno redditi medi più di quattro volte superiori alla media globale. Questa tendenza è cresciuta nel tempo. Il loro reddito medio era pari al 337% della media globale nel 1970 ed è cresciuto fino al 423% nel 2023.

Tutti, ad eccezione di Monaco, ricevono grandi afflussi di reddito netto dall’estero. I loro residenti detengono una notevole ricchezza all’estero, ma scelgono di vivere in queste giurisdizioni per beneficiare di un ambiente fiscale e legale attraente.
In questo modo si indeboliscono le entrate fiscali dei paesi dove avvengono le produzioni di beni e servizi. Nel caso dei paesi impoveriti si tratta per lo più di produzioni di materie prime su cui dovrebbero essere pagate le tasse, che vengono invece eluse o nel peggiore dei casi evase. Il trasferimento dei profitti nei paradisi fiscali priva i paesi impoveriti di risorse importanti. Entrate fiscali che sarebbero molto utili non solo per pagare i debiti con l’estero ma anche per finanziare l’istruzione e la salute.
Per Reddito estero netto si intende il reddito che un paese guadagna da attività possedute all’estero meno ciò che paga agli investitori stranieri nella propria economia. Un importo positivo significa che il paese guadagna di più dall’estero; Un importo negativo suggerisce che è più dipendente finanziariamente dagli investimenti esteri.