Disuguaglianza e debito. seconda parte

Fonte immagine Navigating Tax on Foreign Income – Advanced Tax Services
Di Andrea Stocchiero, FOCSIV
Nell’ambito della Campagna Cambiare la rotta (Home – CAMBIARE la ROTTA), di cui FOCSIV è promotrice con molte associazioni cattoliche e non, presentiamo qui alcuni fatti sul rapporto tra disuguaglianze e debito grazie al World Inequality Database (WID), che fornisce accesso aperto al più ampio database sull’evoluzione storica della disuguaglianza economica. Dopo avere visto un primo caso di disuguaglianze tra Stati e debito dei paesi impoveriti relativo ai paradisi fiscali (Disuguaglianza e debito. Prima parte – Focsiv), di seguito riportiamo e commentiamo un secondo caso sempre da alcuni dati chiave estratti dal WID.
Una seconda disuguaglianza fa riferimento al fatto che i paesi ricchi traggono vantaggio dal fatto che hanno molte ricchezze all’estero, tra cui in molti paesi impoveriti da cui estraggono materie prime, e da cui traggono redditi rilevanti, mentre pagano poco il loro debito. Ad esempio gli Stati Uniti sono lo Stato con il debito più grande al mondo, oltre 36 mila miliardi di dollari, ma contemporaneamente sono lo Stato che paga meno il suo debito perché è valutato con la sua moneta, il dollaro, e perché i tassi di interesse sono bassi grazie al riconoscimento della forza della sua economia.
Viceversa i paesi poveri non hanno ricchezze all’estero e pagano molto il loro debito perché le loro monete sono deboli rispetto al dollaro o all’euro, e i tassi di interesse sono più alti avendo delle economie più deboli e rischiose. E’ evidente l’asimmetria di potere ed è scandaloso l’enorme privilegio dei paesi ricchi e l’assenza di regole e sostegno che consentano ai paesi impoveriti di accedere al debito a condizioni meno sfavorevoli.
Di seguito i dati dal WID.
I paesi ricchi godono di un “privilegio esorbitante” nel sistema finanziario globale
Escludendo i paesi con una popolazione inferiore a 10 milioni di abitanti, i 10 paesi più ricchi ricevono tutti un reddito netto estero positivo (ad eccezione di Australia e Arabia Saudita). Ciò è particolarmente sorprendente perché molti di essi, in particolare gli Stati Uniti, hanno una significativa ricchezza estera negativa.

Ciò illustra il “privilegio esorbitante” di cui godono i paesi ricchi: pagano interessi più bassi sui loro debiti esteri, consentendo loro di raccogliere maggiori benefici dai rendimenti dei loro investimenti. Questo è stato storicamente vero per gli Stati Uniti, ma negli ultimi decenni anche altri paesi ricchi, come quelli del G7, tra cui la Francia, hanno ottenuto questo vantaggio. Nel frattempo, le nazioni BRICS, guidate dalla Cina, hanno accumulato una notevole ricchezza estera rispetto al resto del mondo, ma non ricevono in cambio molto reddito da queste attività estere.

D’altro canto i paesi impoveriti non hanno né ricchezze all’estero né reddito estero, mentre assumono debiti per investire internamente (in istruzione, salute, infrastrutture, adattamento climatico, …) a condizioni (tassi di interesse, tassi di cambio delle valute, periodi di rimborso) che non possono controllare.
Per Reddito estero netto si intende il reddito che un paese guadagna da attività possedute all’estero meno ciò che paga agli investitori stranieri nella propria economia. Un importo positivo significa che il paese guadagna di più dall’estero; Un importo negativo suggerisce che è più dipendente finanziariamente dagli investimenti esteri.
Per Ricchezza estera netta si intende il valore totale di ciò che un paese possiede all’estero meno ciò che gli stranieri possiedono al suo interno. Se positivo, il paese ha più attività che debiti all’estero; se negativo, significa che il paese deve al mondo più di quanto possiede.